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Non sono cervelli in fuga. Sono expat straordinari. E sono profondamente fraintesi. Sono persone altamente formate, curiose, sensibili, spesso mosse da un desiderio autentico di crescita, di realizzazione, di una vita più coerente con i propri valori. Io faccio parte di questo gruppo. E forse, proprio per questo, oggi mi sento in una posizione privilegiata: ho trovato un mio equilibrio, una felicità più profonda. Ma mi sento anche profondamente coinvolta nel desiderio di aiutare altri expat straordinari a fare lo stesso percorso. Tra le tante difficoltà che incontro nel mio lavoro e nella mia esperienza personale, ce n’è una che emerge sempre, con forza e trasversalmente: la solitudine. La solitudine: un tema sottovalutato
La solitudine riguarda praticamente tutti gli espatriati. Eppure viene spesso sottovalutata nel momento della scelta. Ci si trasferisce per lavoro. Ci si trasferisce per amore. Ci si trasferisce per opportunità. E quasi mai ci si ferma davvero a chiedersi: “Che cosa significherà questo, a livello sociale, umano, relazionale?” Non prepararsi a questo aspetto ha due conseguenze importanti:
Ricominciare da zero… da adulti La sfida principale è questa: costruire legami profondi da adulti. La maggior parte degli expat straordinari non si trasferisce a vent’anni, appena usciti da casa. Parliamo di adulti che:
Quando ti trasferisci, lasci tutto questo. E nel nuovo paese, a livello sociale, sei come appena nato. Puoi avere colleghi simpatici, persone con cui uscire dopo il lavoro, ma le relazioni sono agli inizi. È come tornare all’asilo, dal punto di vista delle amicizie. La differenza è che ora hai:
“Non appartengo” Anche quando non sei realmente solo, puoi sentirti profondamente solo. Perché quei nuovi rapporti, per quanto piacevoli, spesso:
Nasce così una sensazione sottile ma persistente: non appartengo, non riesco ad andare fino in fondo, mi manca qualcosa. Questo dolore è reale. E non va minimizzato. Il rischio, quando ci si sente così, è ritirarsi. Smettere di fare quelle piccole cose che potrebbero aiutare. Chiudersi, invece di accettare che la natura delle relazioni, all’estero, soprattutto nei primi anni, è diversa. Una testimonianza personale Parlo anche per esperienza personale. Vivo in Olanda da 25 anni. Proprio questo mese festeggio vent’anni di amicizia con una persona che mi conosce da prima del matrimonio e da prima dei figli. È possibile, sì. Ma ha richiesto tempo. Eppure, anche oggi, questa relazione non è paragonabile a quella con un’amica che ho in Italia, conosciuta il primo anno delle superiori. Con lei condivido più di quarant’anni di vita. Questo non è un giudizio. È una constatazione. Cosa può aiutare davvero Accettare questa realtà è il primo passo. Poi ci sono scelte concrete che possono fare una grande differenza. Integrare, anche poco alla volta, nella cultura locale. Imparare qualche parola della lingua. Fare domande, diventare curiosi. Condividere qualcosa della propria cultura e chiedere dell’altra. Anche sapendo che, per ora, la profondità non sarà quella che desideri. Può essere molto utile anche:
Nutrire due mondi, non sceglierne uno Un altro aspetto fondamentale è non abbandonare le relazioni in Italia. Coltivare i legami con la famiglia e con gli amici storici richiede un adattamento. Non ci si siede più uno di fronte all’altro: ci si guarda attraverso uno schermo. All’inizio può sembrare freddo, artificiale. Ma se hai la pazienza di farlo, di ripetere, di insistere, diventa naturale. Guardare negli occhi una persona che ami, anche attraverso uno schermo, ha un valore enorme. Ti restituisce quella profondità che altrove, per ora, manca. E quando puoi, vi incontrate di persona. Quando non puoi, la videochiamata mantiene vivo il legame. Non isolarti Questo è forse il punto più importante. Aprirsi a nuove amicizie attraverso:
Ma vivendo all’estero, fare questo passo in più è essenziale. Rendilo il più semplice possibile. Vai con qualcuno. Inizia piano. Ma non isolarti. Perché l’isolamento, più della solitudine stessa, è ciò che fa più male. Lara Briozzo @2026
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Lara BriozzoArchives
March 2026
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