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Vivere all’estero ti cambia. E spesso ti cambia in un modo che non ti aspetti. Dopo un po’ di tempo, capita di sentirsi confusi, di non riconoscersi più del tutto. Non sapere più chi si è. Non sapere bene cosa fare. Non sapere più come relazionarsi agli altri. Tutto sembra diventare più complesso, meno chiaro, più difficile da interpretare. E allora nasce una sensazione di smarrimento: “Cosa mi sta succedendo?” La prima cosa importante che voglio dire è questa: quello che stai vivendo è normale. È estremamente normale. Questo cambiamento è una conseguenza naturale del trasferirsi all’estero e dell’essere esposti ogni giorno a una cultura diversa da quella in cui si è cresciuti. Non è un segnale che qualcosa non va, ma il segno che qualcosa si sta muovendo. Un cambiamento evolutivo, non un errore
La seconda cosa fondamentale da chiarire è che questo cambiamento non è solo normale, ma è anche evolutivo. È un movimento di crescita. Vivere tra due culture – quella di provenienza e quella del paese in cui si vive ora – apre uno spazio nuovo. Uno spazio di osservazione e di scelta. Si inizia a guardare la propria cultura di origine con occhi diversi e, allo stesso tempo, a osservare la nuova cultura non solo per adattarsi, ma per capire cosa risuona davvero. In questo processo diventa possibile fare scelte più consapevoli, più personali. Si possono integrare aspetti di entrambe le culture e creare qualcosa di nuovo, come se nascesse una terza cultura: la tua. Una cultura fatta di scelte intenzionali, costruite usando tutto ciò che hai a disposizione. Quando notiamo solo ciò che è scomodo C’è però un aspetto molto umano di questo processo: tendiamo a focalizzarci soprattutto su ciò che viviamo come scomodo, difficile o limitante. Sono spesso gli aspetti che ci portiamo dietro dalla nostra cultura di origine e che, nella nuova cultura, non funzionano più allo stesso modo. A volte vanno trattenuti, ridimensionati, adattati. Altre volte vengono apertamente giudicati. Un esempio molto concreto è quello dell’italiano che va a vivere nel Nord Europa. In Italia è normale parlare ad alta voce ai bambini, chiamarli quando sono fuori a giocare, dire “fermati”, “non attraversare la strada”. Nel Nord Europa no. Ti trovi a essere l’unica persona che alza la voce. Dai nell’occhio. E questo può creare disagio. Nasce allora una domanda interna molto concreta: Come faccio a proteggere mio figlio senza fare qualcosa che, in questa cultura, non è accettato? Sono situazioni da esplorare, ma sono anche situazioni che mettono a disagio. Ed è comprensibile che la nostra attenzione si fissi lì. Le parti di te che funzionano meglio di quanto pensi Quello che spesso sfugge, però, è che accanto a ciò che è difficile ci sono anche altri aspetti. Caratteristiche che ti porti da casa. Qualità che hai sempre avuto. Cose che hai sempre fatto e che in Italia ti sembravano semplicemente “normali”. Nel paese in cui vivi ora, queste stesse caratteristiche possono essere esaltate, apprezzate, valorizzate. A volte diventano addirittura la chiave per integrarsi davvero bene. Sono aspetti che spesso trascuri, perché sei concentrato su ciò che non funziona. Ma se guardi con attenzione, potresti scoprire che ci sono già parti della tua integrazione che stanno andando molto bene. Parti di te che sembrano essere esattamente al posto giusto. Per me una di queste parti è stata la puntualità, che mi ha aiutato molto in Olanda dove se arrivi 5 min. in ritardo ad un appuntamento con il dottore, il dentista o altro, perdi l'appuntamento e devi prenderne un altro, solitamente il mese successivo. L’adattamento emotivo: la chiave spesso dimenticata Tutto questo mette in luce un aspetto fondamentale: l’adattamento alla nuova cultura non è solo pratico. Non è solo imparare una lingua o capire come funzionano le regole sociali. C’è un adattamento emotivo profondo. Che effetto ha su di te, emotivamente, vivere in questa cultura? Cosa succede al tuo mondo interiore? Cosa si trasforma? Cosa diventa più difficile? Dove c’è potenziale? Dove c’è bisogno di guarigione? Questo livello emotivo viene spesso trascurato, ma è proprio qui che si trova la chiave. Nella mia pratica terapeutica con gli expat, il disagio è quasi sempre legato all’emotività: agli effetti emotivi dell’incontro quotidiano con una cultura diversa. Il tuo movimento e i sistemi a cui appartieni C’è infine un altro aspetto molto importante, e altrettanto poco considerato: l’effetto che hai, come espatriato, sui sistemi a cui appartieni. Noi apparteniamo a molti sistemi: la coppia, la famiglia di origine, gli amici, le associazioni, e anche – come italiani all’estero – al sistema Italia. Trasferirsi è una scelta individuale, ma l’energia che si mette in movimento ha un effetto anche su questi sistemi. Notiamo facilmente l’effetto sulla famiglia e sugli amici, perché ci danno feedback immediato. Notiamo meno l’effetto più sottile sui sistemi più grandi. Un esempio è la definizione di “cervelli in fuga”. Dal punto di vista del sistema Italia, il movimento verso l'estero di molti giovani talentuosi, rappresenta una perdita: individui che appartengono al sistema lasciano il territorio con cui il sistema si identifica, portando con sè conoscenze e talenti di cui il sistema Italia ha bisogno e che sta perdendo. Dal punto di vista degli espatriati, però, questa definizione spesso non risuona. Io preferisco parlare di expat straordinari, di persone coraggiose, sensibili e ambiziose che vogliono trovare piena espressione di sè e del proprio potenziale. La definizione di cervelli in fuga porta con sé un messaggio implicito di colpa, come se gli espatriati togliessero qualcosa all'Italia, come se dovessero sentirsi in debito. E questo ha un effetto emotivo reale. Consapevolezza, senza farti caricare di colpa È importante essere consapevoli che il tuo trasferimento ha un impatto più ampio della tua sola vita. Ma è altrettanto importante proteggerti dalle influenze non positive che possono nascere come reazione del sistema alla tua scelta. Riconoscile. Tieni conto del contesto. Ma non lasciare che definiscano il tuo valore o il senso del tuo percorso. Il tuo movimento è un movimento evolutivo e merita rispetto. In realtà ci sono molti modi diversi di descrivere cosa rappresenta il movimento di Italiani all'estero. Uno dei modi che io preferisco è quello che guarda agli Italiani all'estero come ambasciatori di una cultura veramente ricca in moltissimi sensi. Gli expat straordinari stanno trasformando il modo in cui il mondo guarda alla cultura Italiana. Domande di riflessione
Lara Briozzo @2026
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Lara BriozzoArchives
March 2026
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